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BIPOLARE

Matilde - 6 anni

Dealba - 42 anni, è la mamma di Matilde

Cecilia - Bipolare, 66 anni, è zia di Dealba

 

L'inizio della storia è da telefilm californiano, di quelli che trovi su Italia1 i pomeriggi di Agosto. Quelli in cui il protagonista è tendenzialmente belloccio, ma soprattutto orfano, o quantomeno con un genitore alcolista che picchia l'altro.

Un genere che sta in piedi grazie a sode tette in bikini e pallanuotisti senza peli che zuccherano la pillola di un doppiaggio atroce ed un soggetto inesistente.

 

In questa storia non c'è neanche un pallanuotista, ma l'incipit non avrebbe potuto essere diverso, è una storia vera.

 

Dealba ha perso i genitori quando era molto piccola, non aveva pianto né capito bene cosa stesse succedendo. Non si è trattato di una morte sensazionale, anzi, di una molto comune, un frontale sulla Pontina.

 

In questi casi, se non c'è niente di meglio, lo Stato affida i bambini ai nonni, con il rischio di renderli orfani due volte prima che prendano la patente.

 

La zia di Dealba, Cecilia, ci ha pensato per qualche giorno, poi un giovedì sera ha tirato fuori tutti i documenti e li ha firmati. Si è fatta dare un assegno, un televisore, ed una pirex con la parmigiana dai genitori, poi si è portata a casa la tre-enne come un pacco.

 

Cecilia l'ha cresciuta a caso, studiava, non avrebbe voluto fare la mamma, ci stava attentissima quando faceva sesso.

 

Quando Dealba è maggiorenne Cecilia si sposa, poi invecchia, suo marito muore, e lei entra in depressione. Dealba decide di portarla a vivere con sé a Monteverde, nel frattempo anche lei si è sposata, con uno di Pescara. Con lui ha avuto Matilde.

 

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Mentre la ditta di traslochi scarrozza le sue cose dal vecchio appartamento a quello della figlia adottiva, Cecilia cerca di curare questa presunta depressione con gente del mestiere. Gli esperti le diagnosticano la sindrome bipolare: "rimbalzerà tra un muro di euforia ed uno di disperazione per il resto della vita, signora". Detta così non sembra una malattia.

Le prescrivono delle medicine costose, ma lei non ha problemi di soldi. Sono gli unici problemi che non ha.

 

I medici dicono che non è pericolosa. E' instabile, è molto distratta, non è educativa perché non è coerente (certo, è bipolare), ma non è pericolosa.

Vive la realtà in modo diverso, tende ad evadere nel mondo delle piccole cose, come i baci perugina o i telecomandi, e per un periodo breve di tempo da a queste valori eterni.

Tipo Montale.

 

Dealba questa volta decide da sola, non interpella sua figlia e non interpella il suo uomo, la vuole tenere in casa. In casa loro, anche se lei e suo marito stanno in ufficio dalle otto alle otto, e la bambina passerebbe i pomeriggi con la nonna, sole.

 

Il papà si preoccupa, non vuole lasciare sua figlia con una malata mentale. Gli amici di famiglia sono con lui.

 

In realtà non esistono i "malati mentali", esistono milioni di possibili malattie della psiche, milioni di possibili intensità di manifestazione delle malattie, tutte diverse, non tutte pericolose.

 

Di certo con la bambina bisognerà essere chiari, raccontarle come stanno le cose, spiegarle che la nonna non sta bene.

 

Fare in modo che Matilde non si spaventi se, mentre sono sedute sul tappeto a giocare con le Bratz, la nonna va via o s'incazza, senza motivo.

 

Matilde è abituata a vedere Cecilia fare cose strane. Quando era piccola, più piccola, si ricorda che la nonna accendeva una sigaretta tutte le volte che le cambiava il pannolino. Non la fumava, la teneva in mano, in bocca, o appoggiata al bordo del posacenere, copriva l'odore e basta.

 

Adesso Matilde deve credere al caso, che è una cosa difficile anche per gli adulti. Mettere da parte il determinismo con cui bambini e cani tendono a leggere tutto, e non sentirsi causa degli stati d'animo di Cecilia.

 

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Matilde adora la nonna, soprattutto quando manifesta i sintomi.

Un giorno è entrata nella sua cameretta alle dieci di sera, l'ha svegliata, l'ha vestita scordandosi di metterle le mutande, e l'ha portata al Cinema Sacher perché è quello più vicino a casa. Non sapevano cosa ci fosse in programmazione. Si sono trovate a vedere un film su una donna adulta che si prostituisce per mantenere il nipote. Una che lavora in un centro di prostituzione "igienica": non su una statale, ma in un posto pulito ed efficiente, che da garanzie ai clienti e alle lavoratrici. Il film si chiama "Irina Palm".

 

Appena uscite dalla sala la nonna ride, ci ha trovato un sacco di cose divertenti nel film, le ha risvegliato ricordi di roba che non fa più da un pezzo.

 

Matilde quella sera dorme nel lettone, il papà le da il bacio della buonanotte sulla fronte, lei gli dice: "Nonna mi ha raccontato un po' di cose che si fanno con gli uomini".

 

La mattina dopo i genitori litigano di brutto.

Il padre vuole la nonna fuori di casa, che vada nel suo vecchio appartamento, o nell'ospizio più decoroso che esiste. Potrebbero andarla a trovare spesso, anche tre volte alla settimana, e portarle le ciliegie. Non le augura la solitudine, ma sua figlia deve essere protetta.

Dealba non è d'accordo ed è talmente nervosa che mentre urla gli lancia addosso pezzi del pangocciolo che ha in mano.

 

Sembra lui quello ragionevole, in realtà nessuno dei due è ragionevole.

Dealba perché da sempre vede nella zia la sua salvatrice, e si sente ciecamente in debito.

Suo marito perché, dietro la scusa della  sicurezza psico-fisica di Matilde, nasconde la voglia (legittima ed egoista) di una famiglia più intima, in cui tornare ad essere lui l'individuo più coccolato. Una moglie che gli faccia i grattini davanti alla tv, una figlia per cui essere Dio, una casa vuota dove fare sesso in cucina quando Matilde dorme dalle amichette.

All'inizio era d'accordo con l'idea di ospitare la nonna, ma sperava che si sarebbe trattato di una permanenza momentanea, e che la malattia avesse reso Cecilia meno accentratrice ed interessante.

 

Tutte le cene al Pigneto, i pomeriggi all'Ipercoop, i pranzi in terrazzo successivi a questa litigata, furono monopolizzati da discussioni sulla questione "nonna malata di mente".

La cosa più irritante erano le frasi fatte, da pubblicità ministeriale per la tutela dei minori, in bocca agli amici di famiglia.

Un giorno, uno dei pochi giorni in cui l'argomento non era ancora stato sfiorato, Dealba ne approfitta.

Si avvicina a lui ed inizia a parlare a bassa voce sorridendo, sapeva che doveva farlo adesso, adesso che il terreno era ancora neutro, oggi che nessuno dei due aveva ancora detto o pensato nulla sulla questione. Cogliere l'occasione della pace.

 

"Amore lo so che tu vuoi solo cose perfette intorno a Matilde. Questo ti rende molto bello ai miei occhi, ma non ti da comunque il potere di rendere la perfezione una cosa reale.

Dai, lasciamo che trovi il suo modo di proteggersi dalle cose imperfette.

Facciamo che le scopra dolcemente, a morsi piccoli, incominciando presto.

Non voglio che sbatta una capocciata contro l'idea di tristezza, insomma, è toccato a quasi tutti, no?

La tristezza l'abbiamo scoperta con un trauma, in un istante, da soli.

 

Le famiglie proteggono i piccoli finché ci riescono, ma le famiglie si considerano molto più potenti di quanto non siano. In pieno delirio di presunzione, non ci provano neanche ad educarci all'idea di "malattia" o di "morte", come se potessero proteggerci anche da roba così.

 

Devi sapere come si sta a tavola, devi dare del Lei alla vecchia del quarto piano, ma chissenfrega se non sai convivere con un malato, chissenefrega se non sai come affrontare un uomo più vecchio di te che ti guarda e si tocca in metro: "Noi siamo troppo vili per parlare di queste cose".

 

Ma chi lo ha detto che i bambini devono essere protetti dall'idea di malattia?

Non è un modo per proteggere loro, è un modo per proteggere gli adulti dagli argomenti non tranquilli.

Noi non siamo una famiglia vile, e Matilde non sarà sola di fronte alla scoperta della tristezza. Giusto?

 

Io non sono male, o quantomeno a te piaccio. Eppure ho avuto i miei casini. Sono rimasta orfana ad una anno, sono cresciuta con una donna meravigliosa ma molto più innamorata del mondo che di me, molto più concentrata su di sé che su di me.

Ed oggi sono equilibrata, innamorata, e brava nel mio lavoro. Non ho sviluppato alcun tipo di patologia post-trauma: l'alcolismo o anche solo l'invidia.

 

Diciamo la verità a Matilde, dai ti prego. Lasciamo che si viva la nonna così com'è, lasciamo che impari da tutte le cose.

I bambini sono intelligenti."

 

Poi arriva Matilde sbucciata e piagnucolante, è appena uscita da una rissa col gatto, il discorso si interrompe e non viene mai più ripreso.

 

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Mentre si parla di lei alle sue spalle, Cecilia sta cercando di combinare la parte allegra con quella blu.

Quando è blu preferisce stare sola, o al massimo con uno dei 7 peccati Magnum,  l'Hip-Hop (non che le piaccia l'Hip-Hop, però è quel genere di musica che ti tira su il morale senza incasinarti troppo certi sentimenti), un gatto o un gatto di peluche. Si mette seduta sul soppalco in terrazzo, quello sopra lo sgabuzzino che contiene la caldaia e un po' di attrezzi da giardinaggio amatoriale, tutti ancora con la targhetta di Leroy Merlin attaccata.

È l'unico punto della casa dove la bambina non riesce ad arrivare senza l'aiuto di qualcuno, Cecilia lo ha chiamato Il privé.

 

Dealba se l'era messa in casa per non lasciarla da sola nei momenti di tristezza, per evitare che non rispettasse la dieta farmacologica, o che si bevesse alla goccia una boccia di HCl, quello per sturare i cessi. In realtà l'unica paura di Cecilia è ritrovarsi sola quando vuole fare festa.

 

È più o meno una storia vera, per ora è arrivata qui.

 

 

 

 

 

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