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FUCK THE POLIS

Ho scritto un post per Dude sulle periferie a Roma, su Marino, sul Proibizionismo soft degli anni 2000

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Le periferie sono un problema molto più grande di Marino. Le periferie però possono trovare soluzioni, ed alcune periferie ne hanno già trovate, Marino può solo continuare ad essere un problema.

Quello che è accaduto a Tor Sapienza non è colpa di Marino, anche se lui è sempre molto bravo a fare arrabbiare indistintamente e simultaneamente tutti.

Marino è stato scelto per la sua immagine moderna e perché non dava fastidio a nessuno dei clan in cui si frammenta il Partito Democratico. Sì, ci sono state le primarie, ma funzionavano a pacchetti di voti.

Eppure, da quando è diventato Sindaco, non ha accettato compromessi. Si è tenuto lontano dalle lobby romane, quando ha capito che non poteva fidarsi di chi gli stava a fianco, ha accentrato su di sé quasi tutte le funzioni del Comune. In buona fede, ma senza essere in grado di gestirle tutte.

Isolandosi, ha insospettito il PD, i palazzinari, i dipendenti del Campidoglio, e tutti quelli che pensavano di poter fare di lui ciò che volevano. L’ostruzionismo lo ha circondato, immobilizzandolo.

Tra quelli che oggi gli fanno i dispetti, i più fastidiosi sono i 20.000 dipendenti del Comune di Roma.

Gli spazzini dell’AMA, che incroci di notte, e si guardano intorno come vigili urbani. Se gli chiedi che stanno facendo, o perché non stanno facendo nulla, rispondono che loro sono «di Alemanno», che Marino è un poveretto, che a loro proprio non piace. Vale lo stesso per molti autisti dell’Atac, di cui si sa tutto.

Marino combatte contro persone poco serie di tutte le categorie, invece di scendere a compromessi con loro.

È una «brava persona», non per questo è anche un bravo Sindaco. Ha una visione di Roma parziale e semplice, che non si discosta molto dalla visione che hanno avuto i suoi recenti predecessori di Sinistra.

Nessuno, tra Rutelli, Veltroni e Marino sembra avere chiaro che cos’è Roma, quanto è grande, quanto è strana e complessa. Nessuno di loro sa come si arriva in periferia, nessuno di loro sa dove si compra la droga.

Eppure, Roma non è Venezia. Non è solo un posto splendido, prezioso, antico dunque strutturalmente difficile da modificare per conquistare una maggiore funzionalità, antico dunque fragile, antico dunque turistico e fragile dunque poco compatibile con il turismo. Tutte complessità che basterebbero a rendere impegnativo il ruolo di sindaco.

Roma è anche la città della politica, delle sedi sindacali, del Papa, della Rai, dellaBurocrazia, degli Scioperi, degli scontri.

E ancora, queste realtà si concentrano in uno sputo geografico rispetto a quelle che sono le reali dimensioni della città. Roma è molto di più, è Roma anche chilometri oltre i capolinea delle linee metro. Sono problemi di Roma i problemi di San Basilio, di Tor Sapienza, di Ponte di Nona.

Questo Marino lo ha scoperto da poco, Rutelli non lo sapeva affatto, Veltroni non lo sapeva abbastanza bene.

Nella loro visione, amministrare Roma significa Notti Bianche, Passeggiate deiRomani, aree pedonali, musei di arte contemporanea da far gestire a gente che ne sa troppo poco sia di arte contemporanea che di bilanci, car-sharing e bike-sharingcomunali che attendono il momento in cui Car2go ed Enjoy avranno saturato il mercato per entrare pienamente in funzione, andare a vedere la Virtus Roma la domenica e poi a cena in trattoria con gli amici di Fandango.

Marino non è un corrotto, e su questo Roma fa Schifo ha scritto una delle poche cose scritte da Roma fa Schifo che valga la pena di leggere, ma non è neanche una persona sveglia. E per chi sceglie di non essere un corrotto, è molto importante essere una persona sveglia.

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Quello che è successo a Tor Sapienza non è neppure colpa di CasaPound, della Lega, degli Ultras.

Sono forze politiche (gli ultras non sono una forza politica, ma a Roma loro c’entrano sempre) che fomentano, intervengono e ottengono benefici politici dalla situazione. Cavalcare con i propri metodi le proteste sociali, è più o meno il ruolo fondamentale di ogni forza politica che non sia, in quel momento, forza di Governo.

Tra i protester, il più strano in realtà è Gianni Alemanno. In piazza contro Marino, contro il centro d’accoglienza, contro il degrado delle periferie.

Alemanno è stato eletto grazie ad un momento di panico diffuso, dopo lo stupro ed omicidio Reggiani, vicino al campo rom di Tor di Quinto. Prima, Roma non aveva mai voluto un sindaco di destra.

Il centro di accoglienza contro cui Alemanno protesta, lo ha autorizzato lui, ha deciso lui che dovesse essere lì. Insieme a Maroni, quando erano rispettivamente Sindaco di Roma e Ministro per la Lega Nord.

Borghezio a Tor Sapienza: «C’è un bisogno di Lega qui a Roma che supera ogni aspettativa».

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La verità è che a Tor Sapienza non è successo nulla. Nulla di diverso da quello che accade tutti i giorni a Tor Bella, a Corcolle, a Torpignattara. L’abusivismo, le occupazioni, la prostituzione, lo spaccio, il tentativo di stupro denunciato da Ambra.

Ambra: «Io poi l’ho detto subito che n’erano loro, ho detto che erano bianchi, no neri. Forse quelli dei campi rom che ci stanno qua a Tor Sapienza.»

Soprattutto, a Tor Sapienza non è successo nulla che abbia a che fare con il centro d’accoglienza.

Nessuno dei rifugiati politici ospiti del centro ha denunce a proprio carico, nessuno degli abitanti riesce ad accusarli di nulla se non di girare nudi lasciandosi vedere attraverso le vetrate. La vittima del tentativo di stupro, casus belli di questa tensione, dice che loro non c’entrano.

Quindi perché gli abitanti hanno iniziato a tirare bottiglie alle finestre dei rifugiati? Razzisti?

«Nun so io che so razzista, so loro che so negri»

Qualcuno, ma la maggioranza non lo è. Anche perché se un razzista del 2014 potesse scegliere tra tirare una Peroni da 66 ad un negro o ad uno zingaro, senza dubbio sceglierebbe lo zingaro. È una vittima molto più facile, che convoglia odi diversi, tendenzialmente anche quello di chi non si ritiene razzista.

Perchè non al campo rom? Alle mignotte? Agli spacciatori? Agli occupanti abusivi romeni?

Perché, per gli abitanti di Tor Sapienza, i rifugiati sono dei privilegiati.

Gli altri delinquono, ogni tanto o di professione, oppure non delinquono ma sembrano davvero tanto dei delinquenti, in ogni caso non sono dei privilegiati.

I rifugiati hanno una casa che non pagano, non lavorano, godono di fatto di una semi-impunità data dalla loro condizione, «e se beccano pure trenta euro al giorno che je pago io. Io ho smesso de fumà perché più de cinqu’euro ar giorno nun li raccatto, e pago le sigarette all’africani».

Le persone con cui ho parlato a Tor Sapienza, spiegandomi il loro problema con il centro, non mi parlano di violenza, ma di ingiustizia. Non sembra che considerino pericolosi i rifugiati, ma che li considerino gli unici a godere di un aiuto, questo li fa arrabbiare.

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In realtà, i trenta euro vengono dati alle cooperative, per pagare l’affitto dei centri ed il personale, ai rifugiati spettano 2,50 euro per le spese giornaliere.

In totale, i rifugiati accolti in Italia quest’anno sono 27 mila, in Germania 109 mila.

L’esasperazione degli abitanti di Tor Sapienza, è la stessa degli abitanti di altre periferie, dove non ci sono centri d’accoglienza.

Le periferie sono un problema perché finché esistono attività umane che nessuno vuole vedere, esistono anche posti abbandonati adatti ad ospitarle.

Le persone si drogano e fanno sesso a pagamento da millenni, da cento anni non possono farlo in circostanze tranquille.

Se si impongono divieti sapendo già al momento dell’imposizione che non saranno rispettati, e che nessuno è in grado di farli rispettare davvero (per sesso e droga è così da sempre), si sta in qualche modo prevedendo l’esistenza di quartieri dove si può fare quel che si vuole, senza essere infastiditi o controllati.

È il Proibizionismo soft degli anni 2000. Per isolare spaccio e prostituzione, crea involontariamente zone dove sono permesse anche tutte le altre forme di illegalità, perché le istituzioni lì non passano, e tutti lo sanno.

Non è un caso che, per quanto possibile in luoghi dove manca tutto quello che serve per vivere bene, i centri sociali siano l’unica realtà che offre qualcosa da fare, spesso qualcosa di ben fatto. E che, tra le cose da fare in pace, sia compreso anche drogarsi pacificamente, senza sentirsi a Gomorra. Non è un caso che alcuni centri sociali siano sostanzialmente intoccabili, come il Forte Prenestino a Centocelle, perché offrono a tutti cose che il Comune riesce ad offrire solo ai cittadini del centro di Roma. La birra, i festival, i fumetti, i concerti, un po’ di arti varie, un po’ di artisti di cui Veltroni e gli amici di Fandango non conoscono i nomi. Tutti gli amministratori presenti e passati sanno di non essere in grado di offrire quello che offre il Forte Prenestino, dove lo offre il Forte Prenestino, per questo quelli più svegli lo lasciano stare.

Resta il fatto che, senza una soluzione politica – non una campagna emergenziale per la sicurezza, tipo: carri armati sui marciapiedi, coprifuoco, ronde di pensionate bore, divieto di bere il vino bianco nel calice di vetro – per il fallimento del proibizionismo e per la gestione dei campi rom, gli abitanti delle periferie non avranno sollievo né quando sposteranno il centro d’accoglienza, né quando cadrà Ignazio Marino.

Di solito le limitazioni alla libertà personale creano circostanze in cui le persone queste libertà se le prendono comunque, facendo però molti più danni.

Quando le cose non si possono fare in trasparenza e in circostanze pacifiche, in posti puliti, nascono luoghi dove i Sindaci non fanno visite, l’AMA non passa, la metro non arriva, l’illuminazione neanche. Dove si passa per consumare, ma dove nessuno vuole vivere.

A Tor Sapienza, ovviamente, dovrebbero esserci gli asili, i trasporti, Foot Locker, le Poste, i concerti, gli attraversamenti pedonali. Sarebbe un posto migliore, forse smetterebbe di essere periferia nel senso problematico del termine, ma la periferia non potrebbe fare a meno di esistere come valvola di sfogo della città. Si trasferirebbe più in là, si porterebbe dietro gli spacciatori, i trans e le prostitute, lecose vietate. Continuerebbe ad essere un problema. Avvicinandosi di qualche chilometro al raccordo, allontanandosi di qualche chilometro dal Campidoglio.

Le citazioni senza fonte sono state raccolte in una visita a Tor Sapienza.

One Comment

  1. Fabiano

    sono ricapitato dopo un anno sul tuo sito.
    Noto che politicamente devi ancora collocarti, e di questo sono felice
    Tanti saluti mente finissima!

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